Lei era bellissima. Tre metri di gambe, un petto che magari m’allattasse.
Ma gli occhi erano la cosa migliore. Né blu né verdi, una specie di cocktail di colori. I suoi occhi.
Ci guardavamo, io e lei, senza parlare. Qualche SMS, Facebook…
Poi un giorno a scuola c’incontrammo in corridoio.
Mi guarda. La guardo.
Mi prende per mano. In bagno.
Mi bacia, calda e violenta. Non mi lascia andare. Mi beve l’anima.
Poi via, come se non fosse successo niente. Silenzio radio.
Dopo un po’ non l’aspetto più.
Mi vede, giorni dopo, appoggiato alla macchinetta, le mani dappertutto su Maria.
«Bastardo» sibila ferita, passando.

A Flavia.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on Google+Email this to someone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *