«Τί γάρ; Πᾶς ἔρως ὁ ἔρως;»
«Πάνυ γε»
Così direbbe Socrate se volesse iniziare un articolo sull’argomento che ci accingiamo a trattare.
È ogni amore amore? O dobbiamo forse ricondurlo a qualcosa, un quid, una condicio sine qua non? Forse che non è amore se non influisce il cielo di Venere? Forse che “illa multa cum iocosa fiebant” (Catullo) va interpretato con casto pudore, amore senza carnalità è vero amore? Forse che “amore con il dubbio è vero amore”? (S. Cristicchi)
Quanti forse! A quale impasse è giunta la ragione in così poche righe!
Davanti all’amore la ragione è nuda, non come in un’allegoria neoclassica, no, è nuda come la mendica all’angolo del viale, “vilipesa, battuta” (A. Palazzeschi).
E se la ragione barcolla, il sentimento ci rifiuta il gioco dialettico, la classificazione à la Linneo.
Se risponderò alla domanda del “nostro” Socrate, lo farò come individuo nella sua interezza e contraddizione, perché l’Amore è questo: una grande contraddizione.

“Tutto ciò che facciamo per la persona amata…lo facciamo per noi” (F. Alberoni)

C’è sempre una componente d’egoismo nell’Amore. Negare questo sarebbe per me mentire, tradirmi (“to thine own self be true”, Shakespeare).
L’Amore è negazione di sé, dell’Io prepotente che ci grida: «Vivi!», ma è anche primordiale, scritto nei geni, e molto meno romantico nel gridare: «Moltiplicati!».
Questo è l’egoismo dell’Amore, scambiare la benedizione (“Andate e moltiplicati”, Genesi) per l’imperativo categorico, regredire allo stato di animale e all’istinto.
Non è egoista solo il geloso, è egoista chi apre già fremendo la porta di casa, bacia avvinghiato più di Amore a Psiche, quasi causa una commozione all’altro cercando una superficie d’appoggio (l’armadio, il muro), e “va con spesse rote” (Ariosto) esplorando il pavimento come Ermione con D’Annunzio i boschi.
Anche questo mare di carnalità, agitato, schiumoso, può celare in sé una barriera corallina, invisibile nella tempesta, gioiello nella quiete.
Osservare “the shoulder blades sticking out as if they wanted to grow wings through that skin” (Bukowski), sussurrarsi mille parole con gli occhi santifica sempre.

“Odi et amo. Quare id faciam fortasse requires. Nescio, sed fieri sentio et excrucior” (Catullo)

Appunto perché l’Amore è negazione di sé trascende la ragione, l’Io e il Tu, dà origine a reazioni contrastanti.
«Perché mi fai questo?» ovvero «Perché uccidi il mio Io?» è domanda dell’amante non ricambiato. Una domanda sciocca, la separazione non è morte per se, è morte del vecchio in favore del nuovo, è il bruco che si tesse un sudario e risorge farfalla, è il “No” attraverso il quale si esprime il “Sì”, il grande “Sì”m il sì dell’Io che cresce e s’evolve.
Non è colpa mia, non tua, non di Dio. Non vale a niente pregare Cipride “che mai scagli contro di me il dardo inevitabile dell’arco d’oro intriso di desiderio” (Euripide).
Per questo gli amanti di Magritte non hanno volto, per questo il loro bacio è un non-bacio, romantico perché impossibile, che trascende la realtà apparente, il fenomeno, ed è in questo autonomo, dall’Io che piange il gran “No”, dal Tu che ignora, spesso, d’averlo pronunziato.
“L’odio vive di sé, come l’amore. Ami chi t’ama forse?” (A. Palazzeschi)

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