«Non è poi stata una giornata così faticosa, no?»
«Pensavo peggio. Ieri ero distrutta.»
«Già, ieri.»
«Speriamo arrivi presto, almeno.»
«Chi?»
«Come chi? L’autobus»
«Lo stiamo aspettando? Arriva qui?»
«Dovrebbe.»
«Quando?»
«Presto, spero. Se ci fosse un orario la speranza sarebbe inutile.»
«La speranza non è mai inutile. Ci fa andare avanti.»
«Dici? Penso che andiamo avanti perché non conosciamo altre direzioni.»
«Siamo solo pedine? Non possiamo aspirare a nulla di più, che so, essere cavalli o alfieri, se non re?»
«Sono realista.»
«Cinica, forse. Ma un aggettivo non è abbastanza, siamo molto di più.»
«Lo siamo?»

«Uffi»
«Annoiata? Ti annoio?»
«Non arriva.»
«Forse oggi non deve. Forse oggi è il suo giorno di riposo.»
«Arriverà. Che facciamo?»
«Aspettiamo, l’hai detto prima, ricordi?»
«Intendo nell’attesa.»
«Potremmo abbandonarci alla noia.»
«Alla noia?»
«Ma sì, la noia. La N-O-I-A. Causa e rimedio potrebbero coincidere.»
«Accoltelleresti un accoltellato?»
«Se mi sta antipatico, forse.»
«Mi accoltelleresti?»
«No, sarebbe troppo freudiano, anche per me. E poi mi sporcherei.»
«Non arriveresti abbastanza vicino, comunque.»
«Per accoltellarti o per sporcarmi?»

«E se ci amassimo?»
«Um?»
«Nell’attesa. Potremmo amarci, tu ed io. Noi due.»
«Mah.»
«Potremmo provare. Se t’amassi cosa diresti?»
«Mi dispiace.»
«Se ci amassimo, sarebbe…»
«Sarebbe come?»
«Non sarebbe aspettare, almeno. Questo è sicuro.»
«Sarebbe aspettare qualcos’altro. Aspettiamo sempre.»
«Cosa? La fine? O un altro inizio?»
«E quando arriva? Cosa facciamo quando arriva?»
«Io lo prendo e torno a casa. Anche tu torni a casa, potresti, dovresti.»
«E cosa mi resterà dell’attesa, dei nostri discorsi?»
«Un bel ricordo, sarà tuo per sempre.»
«E tu? Sarai mia per sempre?»
«Nulla è per sempre.»
«Ma hai detto…»
«Eccolo. A domani.»

A Laura, e al 92

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