«a fine giugno maturità e aperitivo a Monti.»
I Cani – Hipsteria

Bene, è fatta. Ho superato anch’io quel rito di passaggio moderno (seh, “moderno”) che chiamano Maturità.
Sono sopravvissuto agli scritti in corridoio, sole di mezzogiorno che ti brilla in faccia, e all’orale 5-minuti-per-materia.
Ma soprattutto sono sopravvisuto agli innumerevoli cliché che mi (ci) hanno buttato addosso nel corso di quest’ultimo anno di scuola.
Sono sopravvissuto nonostante non abbia imparato a memoria la data in cui Demostene disse “babbo” la prima volta, nonostante non abbia portato la mia copia dei libri di testo.
Sono sopravvissuto senza aver bisogno di farmi il caffè usando altro caffè al posto dell’acqua, come i giornalisti dicono si debba fare in queste occasioni.
Sono sopravvissuto senza studiare la notte invece di dormire, nonostante fosse il metodo suggerito da una certa professoressa durante tutto l’anno a chi si lamentava dei troppi compiti.

A questo punto tradizione vorrebbe che giocassi a Fahrenheit 451 coi manuali che non mi serviranno più («Vorrei sin(60°) di prosciutto»), ma pensò che li terrò semplicemente a casa, a ricoprirsi di polvere.
Perché in fondo una parte fondamentale di questo esame è sentire raccontare dal parente o dal dentista come è andato illo tempore il suo, e poter rincuorare un giorno i tuoi figli raccontagli il tuo.

Però sono terribilmente deluso del fatto che nessuno mi abbia stretto la mano dopo l’esame e mi abbia detto «Adesso sei un uomo».

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3 commenti

  1. E’ proprio così..alla fine è sempre un po’ deludente! I libri li ho tenuti anch’io e ancora a volta li uso e li consulto: troppo forte il legame che si è stabilito con loro in quei fatidici cinque anni!

    • È vero! Certo potevano evitarselo il terrorismo psicologico, però…

      • Anche a noi non hanno stretto la mano! A’ Simo’ il vs esame è stata una passeggiata ai miei tempi portavamo i programmi di tutte le materie di tutti e gli anni! Io ogni tanto me lo sogno!!!!!
        Ivana

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