Ci siamo, alla fine ho fatto quello che tutti gli studenti del liceo fanno dopo gli esami: ho scelto un corso di laurea così assurdo che non posso andare all’Università dietro casa.
Anzi, è talmente assurdo che non posso nemmeno rimanere in Italia, o sul “Continente”: mi trasferisco in Inghilterra (per i puristi: sì, nel senso di una specifica parte del Regno Unito).
Ma andiamo con ordine, chi ho dovuto guardare con occhi da cucciolo per arrivare dove sto per arrivare?

 La scelta

La prima cosa che ho dovuto fare è stata, incredibile dictu, scegliere cosa volevo studiare e dove.
Il mio ragionamento è stato più o meno questo: voglio studiare una materia scientifica → so per certo che i macchinari per detta materia sono in pessime condizioni all’Università dietro casa → a dirla tutta questa materia è qualcosa di abbastanza specialistico → oddio, quanti anni dovrei fare? → ma io so l’Inglese! → nel Regno Unito posso farla direttamente i primi 3 anni!

A questo punto mi restava da trovare un’università fra le [numero spropositato che non ricordo] presenti in quel d’Albione, e anche in fretta perché le domande vanno presentate alquanto presto (Gennaio).

Siccome gli inglesi sono precisi, siamo nell’era digitale e qualunque altro cliché vogliate mettermi in bocca, mi è bastato andare su Wikipedia e consultare uno a uno i siti internet delle singole università, eliminando quelle che offrivano solo Economia o Teatro, (all’epoca non sapevo che avrei potuto semplicemente usare il motore di ricerca dello UCAS, vedi sotto) e incrociare poi questi risultati con una classifica delle università, cortesia di questo sito.

Una volta arrivato a una decina di università sul mio fido foglio, ho scritto a ciascuna chiedendo quali fossero i requisiti di ammissione (altro che numero chiuso all’italiana!) per uno studente di liceo classico, e ho scartato quelle che chiedevano voti di Maturità troppo alti per poterli sognare nella mia scuola molto famosa e un peletto snob.

UCAS e Prerequisiti

Finalmente avevo ridotto il tutto al magico numero 5, ovvero il numero di domande che si possono presentare in un anno tramite il servizio Apply di questa agenzia che si occupa appunto delle iscrizioni all’università.
Ora dovevo fornire una serie di dati:

  • Nome, Cognome, etc.
  • Scuola, tipo di Diploma, Materie, Voto (che ovviamente non sapevo, mancando mesi all’esame)
  • Professore Referente
  • Lettera di Referenze
  • Mia dichiarazione sul perché fossi un buon candidato

e poi attendere…

La Parte Snervante

Man mano che passavano le settimane, ricevevo delle Conditional Offers, ovvero la garanzia di un posto presso quell’università, qualora i miei voti fossero almeno quelli indicati, e sempre che facessi un esame di inglese di quelli tosti che piacciono a loro (IELTS).
E qui incominciavan le dolenti note…

Apparentemente nonostante gli (alle singole università) avessi spiegato più e più volte con varie e-mail che il voto della Maturità è un voto unico e non materia per materia, mi chiedevano cose come 75 a Chimica.
Allora ho spiegato: no, c’è un voto solo alla Maturità, però posso darvi i voti di fine anno nelle singole materie, in decimi interi e guardate che la materia si chiama Scienze, Chimica si fa solo 2 anni su 3.
Risposta: certamente, ci scusiamo per il disguido! Allora ti chiediamo 7.5 a Scienze.
No, spiego ancora una volta, i voti vanno da uno a dieci, e solo numeri interi a fine anno, per favore arrotondate.
Dopo altri due o tre tentativi hanno finalmente capito come funzionava.

Era così giunto il momento di scegliere una Firm Choice e un’Insurance Choice, ovvero quale università delle 5 mi piaceva tanto tanto e quale mi sarei tenuto come premio di consolazione nel caso i miei voti fossero troppo bassi.
In questo caso il mio criterio è stato più o meno: «dovrò vivere qui per tre anni, quattro se non vado altrove per la magistrale» e ho scelto quelle che sembravano più ospitali.

Ora non restava che prepararsi per la Maturità e prendere almeno 75.

Pensavi dopo l’esame fosse tutto risolto, eh?

E invece no! Nonostante il mio bell’86% (come si ostinavano a chiamarlo dall’altra parte della Manica) non mi hanno lasciato godere le vacanze in pace.
Ancora una volta non avevano letto l’e-mail contenente le scansioni della trascrizione d’esame, e cercavano il voto in numeri, anziché in parole com’era riportato (e gliel’avevo detto almeno 3 volte). E pensare che mi era stato detto: «Copia in traduzione? No, non ci serve.»…

Non ho idea di quanto costi una chiamata internazionale Piemonte (ero in montagna) Regno Unito, sicuramente meno della retta (£9000) più l’alloggio, ma la cultura non ha prezzo…

Conto alla Rovescia

Partirò a fine Settembre, nel frattempo ho messo mi piace alle varie pagine Facebook, compresa una che propone un simpatico video per gli studenti stranieri con informazioni quali

  • Arrivare puntuali, dire grazie e prego sono segni di buona educazione nel Regno Unito, e parte della nostra cultura
  • I Poliziotti sono qui per garantire la tua sicurezza e il rispetto delle leggi, possono essere avvicinati [tranquillamente] e sono amichevoli
  • Nel Regno Unito si guida a sinistra, attento quando attraversi

e ho ricevuto a casa un plico con vari libretti informativi, incluso il programma della prima settimana, quella in cui si fa orientamento, una specie di giochi senza frontiere (facoltativi), ti danno un camice e puoi scegliere fra un centinaio di associazioni degli studenti, compresa quella di dibattiti e una specializzata nel fare tornei di Mario Kart in costume…

Qual è la mia università alla fine?

Al prossimo articolo, e grazie per avermi letto!

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4 commenti

  1. Beato te che hai la possibilità di fare un’università all’estero Simo! Io non ho manco i soldi per quelle italiane.

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