Il mio liceo non era perfetto, anzi…
Un vicepreside a detta di molti incompetente, una burocrazia lenta e un po’ svampita (per fare l’esame devi pagare una tassa. Vuoi il diploma? Devi pagare la tassa d’esame!), una preside particolare che si guardava bene dal far sgomberare la scuola illegalmente occupata.
In effetti potrei continuare per ore, parlare delle spese per la pulizia di tende inesistenti, di muri ridipinti un po’ troppo frequentemente, di professore spostati perché le loro classi facevano sfigurare quella “top”…
Bene, adesso basta.

Il mio liceo non era perfetto, però oggi che ci sono andato per l’ennesima volta mi è successo qualcosa, qualcosa che dopo anni passati in quelle aule uno non si aspetterebbe.
Mi è mancato.
Mi è mancato salire le scale in mezzo agli altri.
Mi è mancata la focaccia unta a ricreazione.
Mi è mancata la botta di adrenalina prima dell’ora di Greco.
Quasi quasi m’è mancata pure educazione fisica (oibò).

Il mio liceo non era perfetto, ma era mio.
L’ho amato, odiato, ho imparato ad amare, odiare, diffidare, ho imparato che se vuoi organizzare una conferenza va bene, ma finché non riesci saranno tutti muro di gomma (ops, ci son cascato di nuovo, ora smetto).

La verità è che è stato parte della mia vita, e forse, dico forse, lo rifarei se dovessi.

A tutti i professori, soprattutto a quelli cui ho mandato colpi prima di ogni interrogazione, e a tutte le persone con cui ho incrociato la via in quei sei anni.

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