Ricordo, ricordo tornare la sera da casa tua. Solo, paura di perdermi per la strada sconosciuta e familiare.
Ricordo il sorriso ebete che doveva decorarmi il volto, il canticchiare mentale, le memorie fresche fresche dei tuoi occhi da cerbiatta, e del tuo fare un po’ infantile.

Ricordo com’ero geloso aspettando la metro, geloso delle coppie che erano insieme lì e allora, geloso pensando a come ti avrei scaldata abbracciandoti nel mio cappotto.

Quand il me prend dans ses bras…

E ricordo la sorpresa improvvisa, frutto odioso delle tue macchinazioni mentali, un giorno come tanti altri, certamente più roseo nella mia memoria di quanto non fosse.
Non ricordo il poi, ché non voglio ricordare.

Eppure oggi, mentre sento I Cani che tu mi facesti scoprire, e mentre languisco per la mancanza di lei, che è tutt’altra cosa che un’altra te, penso a come – davvero! – ero felice.
Per quanto possa parlar male di te, la verità è quella, amica mia, si è stati felici.

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1 commento

  1. Dolce e malinconico. Bravo, Simosito!

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