Rimembranze: Sullo studio
Il Tasso Parlante non fu l'unico giornale a nascere per coprire il vuoto lasciato da 168: quasi contemporaneamente nacque anche Il Tassometro, e fra i due giornali non si risparmiarono alcuni colpi bassi (invisibili, o quasi, al pubblico).Questa divisione del giornale scolastico — che sembrava danneggiare più noi che loro — persistette a lungo, finché decidemmo, più per necessità che per scelta, l'essere opportuna una fusione.
Ecco dunque spiegata la fine del Tasso Parlante e il perché il seguente articolo sia stato pubblicato sul giornale della "concorrenza".
(Debbo, tuttavia, ancora ri-pubblicare alcuni miei testi del TP, al diavolo la cronologia!).
Tratto dal Tassometro, numero di Marzo-Aprile 2010 (uscito a Maggio, capita).
Quelli che come me abbiano superato quel periodo della propria carriera scolastica che tutti i professori dicono essere il più difficile del quinquennio, conosciuto anche col nome di Ginnasio, sapranno che la frase più ripetuta in primo liceo, oltre a "non siamo più al ginnasio, ora le cose si complicano" (dolce contraddizione!), è sicuramente "ora bisogna che troviate un metodo di studio".
Proprio di ciò, come anche il titolo suggerisce, parlerò in queste colonne.
Partiamo con una precisazione: cos'è un metodo di studio?
Un metodo di studio non è accendere mille ceri sugli altarini degli avi, o dei Penati magari, affinché il proprio nome non si ritrovi sotto l'indice (o la penna/matita) di un qualche docente, proprio quando "una serie di avversità ha reso impossibile lo studiare".
Né, allo stesso modo, si può chiamare metodo di studio rubare uno dei pochi capelli rimasti al professore e metterlo sull'ancora meno chiomata testa di una bambolina-puntaspilli.
Infine, e poi tornerò al vero argomento di questo scritto, non si tratta neanche di quel rituale che necessita di pentacoli, sangue d'agnello (o di vergine iscritta da almeno 3 mesi ai Piccoli Comunisti) e che prevede si ripeta ad alta voce "Pape Satàn, pape Satàn aleppe" per 666 volte.
Il metodo di studio è quella serie di azioni che consenta a una persona di memorizzare tutto quello che gli altri le dicono servire, per poi dimenticarsene non appena il pericolo di un'interrogazione o d'un compito in classe sia scemato. Si tratta, insomma, di qualcosa di molto personale, come la playlist "cartoni Animati" sull'iPod.
Passiamo dunque ad elencare alcuni "metodi di studio" tra i più gettonati e di nota validità.
Il peripatetico. Esso consiste nel porre il libro della materia che si voglia imparare su un qualche mobile, ad altezza torace, come ad esempio un tavolo o uno di quelli sgabelli su cui si mettono piante e telefoni e poi stare in piedi a studiare per un certo qual tempo. Ciò fatto ha inizio la parte più importante: bisogna dunque incominciare ad aggirarsi per casa (sgabuzzini e cucina compresi) ripetendo ad alta voce quanto s'è studiato e, al primo dubbio, correre come un pazzo fino al mobile dove lo si è lasciato per controllare.
Il gregoriano. La metrica, ci insegnano i libri e i docenti, è tutta questione di ritmo e di "lunga breve breve", e qual miglior modo di cantare "l'armi e 'l valor" di Enea se non... cantando? Questa tecnica, utile per memorizzare testi in metrica, parte dal presupposto che niente si ricordi meglio delle canzoni; mettetevi dunque davanti il vostro testo, già scandito, e, trovato un motivo di partenza, incominciate un lieto canto, avendo cura di non farvi vedere da amici e parenti mentre salmodiate. Unica controindicazione: dovrete ricordarvi di non cantare il testo così memorizzato quando il prof ve lo chiederà.
Il foglietti-appiccicati-dappertutto. Per nozioni brevi, come ad esempio definizioni o formule, la memoria visiva può fare miracoli. Il cuore di questo metodo, come il nome stesso suggerisce, è dunque far sì che si abbiano le cose da memorizzarsi sempre davanti agli occhi. I posti migliori, dunque, dove attaccare i foglietti contenenti le suddette cose sono, in ordine: il bagno, il muro dietro al computer, la fronte della fidanzata/o, il frigorifero.
Il grafomane. Altro ottimo modo per ricordarsi piccole porzioni di testo è insegnarle alla propria mano, non solo alla testa. Si incominci dunque a scrivere un po' dappertutto ciò che si vuole insegnare alla propria mano e, perché no, lo si faccia con un po' di fantasia, ad esempio: "I ♥ C9H13NO3".
Si conclude così il nostro viaggio nel mondo dei metodi di studio più efficaci, probabilmente avrete già trovato quello che più vi si addice. Se lo avete trovato e già non vi ricordate più quale fosse, allora non avete bisogno di un metodo di studio, ma di un cervello nuovo.