Simosito

Traduzione: Frammento di tragedia greca

Ecco una parodia delle tragedie greche, a opera del poeta inglese A.E.Housman.
La traduzione è fatta da me.
CORO: O testa di viandante ben calzato
Con stivali di cuoio, perché, cercando chi
Donde, da che direzione, con quale proposito sei giunto
A questi dintorni ricchi di usignoli?
Te lo domando per sapere.
Ma qualora fossi sordo e muto
E se non capisci niente di ciò che dico,
Fa' segno con la mano, perch'io intenda.

ALCMEONE: Ho viaggiato fin qui su una strada Beota.
CORO: Navigando a cavallo, o remando coi piedi?
ALCMEONE: Facendo lavorare al galoppo le mie socie, le gambe.
CORO: Sotto un Giove benigno o piovoso?
ALCMEONE: La sorella del fango, non lui, adorna i miei calzari.
CORO: Sapere il tuo nome non mi dispiacerebbe molto.
ALCMEONE: Non tutto ciò che gli uomini vogliono ottengono.
CORO: Posso sapere a cosa mira la tua presenza?
ALCMEONE: La bocca, interrogata, di un pastore m'ha informato che...
CORO: Cosa? Ancor non so cosa vuoi dire.
ALCMEONE: Né mai lo saprai, se interrompi.
CORO: Procedi, e tratterrò la mia lingua muta.
ALCMEONE: Questa casa è di Erifile, di nessun altro.
CORO: Ed egli non disonorò la sua gola con vergognose menzogne.
ALCMEONE: Posso dunque entrare, varcando la soglia?
CORO: Va' insegui in casa un passo forunato.
E, o figlio mio, sii, da una parte, buono,
E non essere, dall'altra, cattivo;
Perché questo è assolutamente il piano più sicuro.
ALCMEONE: Entro in casa con tacchi e velocità.

CORO: Riflettendoci
Non vorrei farmi un nome
Per un pensiero mal digerito;
Ma dopo lungo ponderare
A questa conclusione sono al fin giunto:
LA VITA È PRIVA DI CERTEZZA.
Questa verità ce l'ho incisa
Nel profondo del mio diaframma introspettivo
Su tavolette non di cera,
Né con una penna l'ho scritto lì,
Per molte ragioni, dico: LA VITA NON È
ESTRANEA ALL'INCERTEZZA.
Non dal volo di àuguri uccelli
Ho scoperto questo fatto,
Né lo sbraitò il tripode dèlfico-1-,
Nemmeno Dodona-2-.
La sua veridicità ha soppiantato
Il mio diaframma autodidatta.

Perché menzionare
La figlia Inachea, amata da Zeus?
Colei a cui dei padri gli dèi,
Più previdenti che gentili,
Fornirono quattro zoccoli, due corna, una coda,
Dono non richiesto,
E la mandarono a imparare
La sconosciuta arte
di come ruminare.
Ella dunque, per tutti i prati argivi,
Andò brucando erba verde-pallido e cime d'ortica,
E non le dispiacevano.
Tuttavia, benché nutrienti, tali pasti
Io non desidero:
Mai scelga Cipride per suo trono
Il mio fegato pezzato!
Perché menzionare Io-3-? Perché mai?
Idea non ne ho.

Ma ora il mio cuore affannato,
Senza richiesta, senza accompagnamento, canta
Un motivo inadatto alle danze.
Sì, perfino il palazzo appare
al giogo dei miei occhi circolari
(Il destro, e non tralascio il sinistro)
Come un mattatoio, per dire,
Decorato di lanose morti
E svariati relitti di giovenche.
Io dunque con musica cissia canto un lamento:
E per i rapidi
Alti, squarcia-lino colpi sul mio petto
Risuona in concerto
Il colpire la mia testa sfortunata

ERIFILE (da dentro): O, sono dilaniata colle fauci di un'ascia;
E ciò davvero, non solo per dire.
CORO: Credevo d'aver sentito dalla casa un rumore
Diverso dalla voce di chi salta di gioia.
ERIFILE: Mi fende il cranio, non amichevolmente,
Un'altra volta: mi vuole uccidere a morte.
CORO: Non vorrei sembrare avventato, ma io
Dubito che tutto sia lieto in quella casa.
ERIFILE: O! O! Un altro colpo! Questo è il terzo.
Mi colpisce al cuore contro la mia volontà.
CORO: Se è così, la salute ti manca;
Ma la tua aritmetica è corretta.

  1. Sul tripode delfico sedeva la Pizia, sacerdotessa d'Apollo nota per gli oracoli
  2. Altra città nota per gli oracoli
  3. Secondo il mito questa sacerdotessa di Era venne trasformata dalla dea in una giovenca, al fine di punirla per la relazione con Zeus.


Traduzione riveduta e corretta (e di molto) il 2010-10-06.
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