A una mostra di fotografia vanno tre tipi di persone: quelli che passano quindici minuti davanti a ogni foto, e poi ti sanno dire tempo d’esposizione sensibilità della pellicola e metodo di stampa, quanti vedono il manifesto per strada e pensano: “Toh, una mostra di Doisneau, chiunque sia voglio vederlo”, e la gente che si accoda ai suddetti sperando di rimorchiare.
È per questo che la recensione di Paris En Liberté (a Palazzo delle Esposizioni) l’abbiamo scritta a 6 mani. Ancora »

Mettiamolo subito in chiaro, non mi chiamo Ortis né Werther. Non li ho neanche letti quei libri, a dirla tutta. Quello che dovrebbe esserti già chiaro, invece, è l’argomento di questa lettera (o dolore?).
Nell’Ottocento si facevano una testa tanta coi suicidi. Coso, quello tedesco (l’ho detto che non l’ho letto) che si spara perché non è amato e viene sepolto fra due tigli, etc.
I suicidi d’amore sono un’idiozia. L’ho detto? Sì, l’ho detto. Non ti fai saltare le cervella per la prima sbrindolina che passa, convogli il tutto in dolorose fantasie o in sesso privo di significato, NIENTE PROIETTILI, cattivo cattivo cattivo! Ancora »

Ermetismo, una forma di poesia moderna, ma bella, bellissima.
Sicuramente i miei tre lettori si saranno dilettati almeno una volta con gli Ossi di Seppia, immaginato un meriggiare pallido e assorto…
Tutti gli altri mille e passa lettori si saranno divertiti a giocare col nome di questa simpatica corrente della poesia moderna, chi non ha mai parlato di emetismo?
Oggi colgo l’occasione, cari amici della letteratura, per mostrarvi un capolavoro della scrittura moderna che, ben lungi dall’essere digeribile ai comuni mortali, sta invece riscuotendo un enorme successo presso i vari club del libro, dei centrini e degli asparagi sottaceto.
Vi presento oggi, cari lettori, il metermetismo modernista, nel capolavoro inedito di Oxsi Thesepia, “Tornando da Scuola”. Ancora »

Quelli che come me abbiano superato quel periodo della propria carriera scolastica che tutti i professori dicono essere il più difficile del quinquennio, conosciuto anche col nome di Ginnasio, sapranno che la frase più ripetuta in primo liceo, oltre a “non siamo più al ginnasio, ora le cose si complicano” (dolce contraddizione!), è sicuramente “ora bisogna che troviate un metodo di studio”.
Proprio di ciò, come anche il titolo suggerisce, parlerò in queste colonne.
Partiamo con una precisazione: cos’è un metodo di studio? Ancora »

Quando alcuni, degli “esterni” che non possono capirne il significato, mi chiesero perché io facessi tutta questa fatica per il giornale, non sapevo cosa rispondere.
Me lo chiesi anch’io. Poi mi dimenticai d’essermelo chiesto. E oggi,mentre cercavo qualcosa da scrivere, l’ho ricordato e capito.
Avevo sempre ritenuto che ci si dovesse comportare, per quanto possibile, come i gatti. Cercavo cioè un’atarassia felina, un modo di vivere la vita felicemente, con distacco ma senza privazioni. Ancora »

Alcuni di voi si ricorderanno 168, il piccolo giornale che durante l’imperio acciavattiano godeva di una certa fama.
Beh, io non me ne ricordo, e non per aver passato uno o due anni sempre chino sui libri, come una specie di automa che ripeteva con voce metallica “Studere studere!”, ma semplicemente perché quando sono arrivato qui il nostro povero giornale era già morto. Ancora »