Lei (Amanda) amava lo sport, lui (Antonio) stare seduto.
Lei trottava e galoppava a Villa Borghese, lui arrancava e sbuffava dietro un 360.
Lei era tutto Gatorade e energy bars, lui panini e Coca-Cola.
(«Chiasmo!», urlò lo scrivente, interrompendo la narrazione)
Lei era bella, ma forse non lo sapeva, lui non s’era mai posto il problema.
(«Ora basta antitesi, però», disse, interrompendo di nuovo il flusso)
(«Però ora non interrompo più, ommerda l’ho fatto di nuovo!»)
Comunque, avrete capito che non avevano proprio niente in comune.
Bene, ora andiamo avanti. Ancora »

Jack Giraffa annoda cravatta e cappello, l’impermeabile sul braccio con l’ombrello, il tè calibro .38 e la pistola semiautomatica al lime nella fondina.
Come al solito è tutto in bianco e nero, fuma Jack, fuma la segretaria, fuma il telefono. Ancora »

«Non è poi stata una giornata così faticosa, no?»
«Pensavo peggio. Ieri ero distrutta.»
«Già, ieri.»
«Speriamo arrivi presto, almeno.»
«Chi?»
«Come chi? L’autobus»
«Lo stiamo aspettando? Arriva qui?» Ancora »

La prima volta che lo vidi era a Piazza di Spagna. Indossava un saio fatto a mano, vecchie lenzuola tenute insieme da uno spago.
«Pentitevi figli e figlie, non cercate le risposte nell’elenco telefonico Ancora »

Un raggio di luce è entrato nella mia vita. Non una semplice onda/particella/banana, ma qualcosa di più Ancora »

Roma, Marzo 1889.
Ricordo bene la sua figura: la pelle quasi diafana, la bellezza già in fiore nonostante la giovane età. In particolar modo ricordo i suoi occhi, né zaffiri né smeraldi, acquemarine forse Ancora »

Lei era bellissima. Tre metri di gambe, un petto che magari m’allattasse.
Ma gli occhi erano la cosa migliore. Né blu né verdi Ancora »

Era bellissima. Era un vivo sole.
La conoscevo da poco, ci uscivo da meno, stavamo insieme da ieri. L’amavo da sempre. Ancora »